La Chiesa, attraverso la meditazione della passione di Cristo e l’adorazione della Croce, commemora la sua origine dal fianco del Signore, che sulla croce intercede per la salvezza del mondo intero. In questo giorno, non si celebra l’Eucaristia. Il sacerdote e i ministri si recano all’altare i...
La Chiesa, attraverso la meditazione della passione di Cristo e l’adorazione della Croce, commemora la sua origine dal fianco del Signore, che sulla croce intercede per la salvezza del mondo intero. In questo giorno, non si celebra l’Eucaristia. Il sacerdote e i ministri si recano all’altare in silenzio, senza canti né musica. Dopo aver reso omaggio all’altare, si prostrano a terra. Questo gesto, tipico di questa giornata, simboleggia l’umiliazione dell’uomo terreno e la partecipazione alle sofferenze di Cristo.
La Croce è il fulcro di questa celebrazione: viene narrata nella liturgia della Parola, mostrata e adorata come simbolo di salvezza, e accolta nella Comunione eucaristica. La celebrazione della passione di Cristo mette in luce la duplice natura della Croce: morte e vita, infamia e gloria. Tre aspetti meritano particolare attenzione. La Liturgia della Parola ci ricorda che il Venerdì Santo non è un giorno di lutto, ma di contemplazione dell’amore di Dio Padre, che rinnova l’alleanza attraverso il sangue di Cristo. Nella prima lettura, ascoltiamo il IV canto del servo del Signore, disprezzato e rifiutato dagli uomini. Tuttavia, è nel racconto della Passione secondo Giovanni che emerge la glorificazione di Cristo, la sua esaltazione sulla croce e il compimento della nuova alleanza nel sangue dell’Agnello pasquale.
La Preghiera Universale, nella sua forma tradizionale, esprime la potenza salvifica della passione di Cristo, crocifisso per la salvezza del mondo. Per il credente, la salvezza è il frutto che pende dall’albero della croce. L’Adorazione della Croce, invece, deve essere svolta con la dignità che si addice a un mistero così profondo. La Croce non è un semplice oggetto da osservare, ma un simbolo che, attraverso il contatto fisico e spirituale, coinvolge i fedeli in un’autentica professione di fede. Un’esecuzione frettolosa di questo momento rischierebbe di compromettere il coinvolgimento totale della persona.
La Via Crucis, nelle sue versioni tradizionale e quella del 1991 di Giovanni Paolo II, ripercorre le tappe della passione di Cristo. Dal Getsemani, dove Gesù prega in agonia, al tradimento di Giuda, dalla condanna del Sinedrio al rinnegamento di Pietro, fino alla crocifissione e alla morte. Ogni momento è un’immersione nel mistero della sofferenza e della redenzione. Gesù, crocifisso, promette il paradiso al buon ladrone, affida sua madre al discepolo amato e, infine, consegna il suo spirito al Padre. La sua morte è segnata da eventi straordinari: il buio che avvolge la terra, lo squarcio del velo del tempio e la professione di fede del centurione.
Gesù viene deposto nel sepolcro da Giuseppe di Arimatea, un uomo giusto che non aveva aderito alla condanna. Il corpo di Cristo è avvolto in un lenzuolo e posto in una tomba nuova, scavata nella roccia. È il giorno della Parascève, e le luci del sabato iniziano a brillare, segnando l’inizio di un nuovo tempo di attesa e speranza.