La memoria di due vescovi delle primissime generazioni cristiane, entrambi convertiti da San Paolo e suoi collaboratori, è stata abbinata nel nuovo Calendario della Chiesa. Timoteo e Tito non erano israeliti e non appartenevano al Popolo eletto. Per questo, rappresentavano il primo grande problema ...
La memoria di due vescovi delle primissime generazioni cristiane, entrambi convertiti da San Paolo e suoi collaboratori, è stata abbinata nel nuovo Calendario della Chiesa. Timoteo e Tito non erano israeliti e non appartenevano al Popolo eletto. Per questo, rappresentavano il primo grande problema affrontato dalla Chiesa nascente: era lecito entrare nella comunità cristiana senza passare prima dalla Sinagoga ebraica? I pagani potevano essere battezzati direttamente, oppure il battesimo era riservato solo ai circoncisi?
La questione fu affrontata dagli Apostoli a Gerusalemme intorno all’anno 50, in quello che può essere definito il primo Concilio della Chiesa. La discussione fu accesa, ma San Paolo, pur essendo israelita, sostenne le ragioni dei pagani convertiti. Convinse anche gli altri Apostoli, compreso San Pietro, che diede autorità alle decisioni del concilio.
Timoteo era figlio di una donna israelita e di un padre gentile, cioè pagano. Rappresentava, in qualche modo, un punto d’incontro tra le due tendenze. Per rispetto al padre, la madre non lo aveva fatto circoncidere. Quando San Paolo giunse in Asia Minore, a Listra, patria di Timoteo, convertì la madre e battezzò il giovane, che si rivelò un promettente discepolo.
Tito, invece, era uno di quei pagani della Siria convertiti da San Paolo, entrato a far parte della Chiesa di Antiochia. Quattordici anni dopo, Paolo lo portò con sé a Gerusalemme, proprio nel momento cruciale della controversia sul battesimo dei Gentili. L’Apostolo si oppose fermamente alla circoncisione di Tito, che divenne così il simbolo vivente del valore universale del Cristianesimo, senza distinzioni di nazionalità, razza o cultura.
Diverso fu il comportamento di San Paolo nei confronti di Timoteo. Incontrandolo dopo alcuni anni, gli consigliò la circoncisione. Questo gesto sembrava in contrasto con i principi di Paolo, ma evidentemente l’Apostolo voleva fare di Timoteo un missionario presso gli Ebrei. Timoteo divenne uno dei migliori e più fedeli collaboratori di Paolo, docile, affettuoso e riflessivo.
Anche Tito fu un collaboratore prezioso, eloquente, ispirato e irreprensibile. Entrambi furono portatori delle lettere di San Paolo alle varie comunità cristiane. Due lettere importanti furono indirizzate a Timoteo, mentre un’altra, altrettanto fondamentale, fu scritta a Tito, che rimase a evangelizzare l’isola di Creta, dove divenne Vescovo di Gòrtina. Morì in tarda età, verso la fine del primo secolo.
Timoteo, inviato da Paolo a organizzare la Chiesa di Efeso, divenne il primo Vescovo di quella grande città orientale, amato e venerato. Morì intorno all’anno 97. La tradizione lo ricorda come martire, ucciso a colpi di pietra dai pagani della città, irritati perché si sarebbe opposto ai Baccanali durante una festa pagana. Tuttavia, nessun documento conferma quest’ultimo episodio della vita del fedele “figlio spirituale” di Paolo.
**Martirologio Romano**: Memoria dei santi Timoteo e Tito, vescovi, discepoli di San Paolo Apostolo e suoi collaboratori nel ministero. L’uno guidò la Chiesa di Efeso, l’altro quella di Creta. A loro sono indirizzate le Lettere con sapienti raccomandazioni per l’istruzione dei pastori e dei fedeli.