Marcellino e Pietro appartenevano al clero romano. Il primo era prete, l’altro esorcista. Erano noti per le loro virtù e per i prodigi che compivano, ammirati e venerati dai fedeli, ma allo stesso tempo odiati dai persecutori.
San Pietro venne arrestato per ordine del proconsole Sereno e conse...
Marcellino e Pietro appartenevano al clero romano. Il primo era prete, l’altro esorcista. Erano noti per le loro virtù e per i prodigi che compivano, ammirati e venerati dai fedeli, ma allo stesso tempo odiati dai persecutori.
San Pietro venne arrestato per ordine del proconsole Sereno e consegnato al capo delle carceri, Artemio, affinché fosse tenuto in dura prigionia. Tuttavia, anche tra le catene, il martire non smise di proclamare il nome di Gesù, predicando persino ai suoi carcerieri. Una notte, mentre riposava in prigione, fu miracolosamente liberato.
Non lasciò Roma, ma si presentò ad Artemio, che si era burlato di lui e della sua fede in un Dio che, secondo lui, non avrebbe potuto salvarlo. Artemio riconobbe che la liberazione non era opera umana e, piangendo, credette in Gesù Cristo insieme a tutta la sua famiglia. Anche sua figlia, tormentata dal demonio, fu liberata, e altre trenta persone, compresi alcuni carcerati, si convertirono. Il battesimo fu loro conferito da San Marcellino, chiamato appositamente da San Pietro.
Nel frattempo, il giudice fu colpito da una grave malattia. Appena guarito, venuto a conoscenza degli eventi, ne fu profondamente sdegnato. Artemio intervenne, spiegandogli la santità della religione cristiana e ciò che Dio aveva operato attraverso i suoi servi, Pietro e Marcellino. Questo, però, non fece che infuriare ulteriormente il tiranno, che condannò Artemio e la sua famiglia a crudeli supplizi e convocò i due santi.
Essi, invece di cedere, minacciarono il giudice con i castighi riservati a chi odia Dio. Ricondotti in prigione, Pietro fu legato con ceppi e Marcellino fu disteso su cocci di vetro. Tuttavia, dovevano ancora compiere del bene: un angelo li liberò e si recarono tra i cristiani, dove per sette giorni confortarono e incoraggiarono i fedeli a perseverare nella fede.
Presentatisi nuovamente al governatore, furono condannati a morte. Dopo essere stati costretti a scavarsi la propria tomba in una foresta, vennero decapitati. I loro corpi, ritrovati da una matrona di nome Lucilla, furono deposti presso il sepolcro di San Tiburzio, che in seguito prese il nome di Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro.
**Pratica**: Nelle difficoltà, non dobbiamo scoraggiarci, ma riporre tutta la nostra fiducia in Dio, Padre potente e amoroso, che tutto dispone per la nostra santificazione.
**Preghiera**: O Signore, che ogni anno ci allieti con la solennità dei tuoi gloriosi martiri Marcellino e Pietro, fa’ che il loro esempio ci infiammi sempre a compiere il bene.
**Martirologio Romano**: Santi martiri Marcellino, sacerdote, e Pietro, esorcista, che, come riporta il papa san Damaso, furono condannati a morte durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano. Condotti tra i rovi sul luogo del supplizio, ebbero l’ordine di scavarsi il sepolcro con le proprie mani, affinché i corpi rimanessero nascosti. La pia donna Lucilla diede degna sepoltura alle loro sante membra a Roma, sulla via Labicana, nel cimitero ad Duas Lauros.