S. Filippo, nativo di Betsaida, era un uomo giusto che spesso consultava le Scritture per conoscere quando si sarebbe avverata la promessa del futuro Liberatore, atteso da tutte le genti. Un giorno, Natanaele andò da lui, e Filippo gli disse: «Abbiamo visto il Messia». Felice di questa rivelazion...
S. Filippo, nativo di Betsaida, era un uomo giusto che spesso consultava le Scritture per conoscere quando si sarebbe avverata la promessa del futuro Liberatore, atteso da tutte le genti. Un giorno, Natanaele andò da lui, e Filippo gli disse: «Abbiamo visto il Messia». Felice di questa rivelazione, Filippo si mise in cerca di Gesù e lo incontrò mentre tornava dal Giordano. Appena lo vide, Gesù gli rivolse un dolce invito: «Vieni e seguimi». Filippo lo seguì con amore ardente.
Nel Vangelo, Filippo è ricordato per la domanda che rivolse al Salvatore nel deserto, prima del miracolo della moltiplicazione dei pani: «Dove troveremo sufficiente pane per sfamare tanta moltitudine?». Dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, Filippo portò il Vangelo nella Scizia, dove fondò una comunità di ferventi cristiani. Successivamente, per divina chiamata, si trasferì in Frigia, dove le numerose conversioni suscitarono l’odio degli idolatri. Questi lo maltrattarono e lo crocifissero. S. Filippo aveva allora ottantaquattro anni. Le sue reliquie furono poi trasportate a Roma.
S. Giacomo, figlio di Alfeo e di Maria, parente della Madonna, è chiamato "il minore" per distinguerlo dall’altro apostolo omonimo. Fin da giovane, come riporta il Breviario, non bevve mai vino, si astenne dalla carne e osservò il voto del nazareato. A lui solo era permesso entrare nel Santo dei Santi. Portava vesti di lino e la sua assiduità nella preghiera gli aveva reso i ginocchi duri come la pelle di un cammello. Chiamato da Gesù, fu perseverante nella vocazione e lo seguì per tutta la vita.
Dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, divenne vescovo di Gerusalemme, dove fondò una comunità di cristiani la cui virtù attirò molti proseliti. S. Giacomo fu uno dei principali apostoli che parteciparono al Concilio di Gerusalemme e crebbe in santità al punto da essere soprannominato "il Giusto". Governò la sua Chiesa per circa trent’anni, operando numerose conversioni, suscitando così l’odio degli Ebrei. Questi lo assalirono mentre pregava nel tempio, lo trascinarono sulla terrazza e lo precipitarono al suolo. Non morì subito, ma, inginocchiato, invocò perdono per i suoi persecutori, prima che un colpo di mazza gli spaccasse il cranio. Aveva 96 anni. Lasciò come eredità la Lettera Cattolica, in cui è celebre il suo insegnamento: «La fede senza le opere è morta».
La festa dei Ss. Filippo e Giacomo, un tempo celebrata il 1° maggio, risale al VII-VIII secolo. Non ricorda il giorno della loro morte, ancora incerto, ma quello della dedicazione della basilica eretta a Roma nel IV secolo in loro onore, oggi nota come Basilica dei Ss. Apostoli. In essa sono conservati i corpi dei due gloriosi santi.
**Pratica**: A ciascuno il Signore ha tracciato una via. Impariamo da questi due apostoli a essere fedeli e costanti nello stato di vita in cui il Signore ci ha posti.
**Preghiera**: «O Dio, che ci allieti con l’annuale solennità dei tuoi apostoli Filippo e Giacomo, fa’ che, mentre ci rallegriamo dei loro meriti, siamo anche ammaestrati dai loro esempi».
**Martirologio Romano**: Festa dei santi Filippo e Giacomo, apostoli. Filippo, nato a Betsaida come Pietro e Andrea, divenne discepolo di Giovanni Battista e fu chiamato dal Signore a seguirlo. Giacomo, figlio di Alfeo, detto il Giusto, ritenuto dai Latini fratello del Signore, resse per primo la Chiesa di Gerusalemme. Durante la controversia sulla circoncisione, aderì alla proposta di Pietro di non imporre quell’antico giogo ai discepoli convertiti dal paganesimo, coronando infine il suo apostolato con il martirio.
**Proverbio**: «Se piove per San Giacomo e Filippo, il povero non ha bisogno del ricco».