Chiara nacque nel 1194 ad Assisi da una famiglia nobile e benestante. Fin da giovane dimostrò una profonda pietà e devozione. In quegli anni, la fama del suo concittadino Francesco si stava diffondendo, e Chiara, decisa a consacrarsi a Dio, si presentò a lui per esprimere il suo ardente desiderio...
Chiara nacque nel 1194 ad Assisi da una famiglia nobile e benestante. Fin da giovane dimostrò una profonda pietà e devozione. In quegli anni, la fama del suo concittadino Francesco si stava diffondendo, e Chiara, decisa a consacrarsi a Dio, si presentò a lui per esprimere il suo ardente desiderio di abbandonare il mondo. Francesco riconobbe in lei la chiamata divina e la confermò nel proposito di dedicare la sua verginità a Gesù Cristo.
Nel giorno stabilito, Chiara fuggì dalla casa paterna e si recò alla chiesa di San Damiano, dove Francesco, assistito dai suoi monaci, le tagliò i capelli e la rivestì del ruvido saio penitenziale che lui stesso indossava. I suoi parenti, profondamente contrariati, tentarono in ogni modo, persino con la violenza, di riportarla a casa, ma Chiara, sostenuta dalla grazia divina, superò ogni ostacolo.
Poco dopo, molte altre vergini, tra cui sua sorella Agnese, si unirono a lei. Tutte si dedicavano alla preghiera e alle mortificazioni quotidiane, seguendo l’esempio di Chiara, che dormiva sulla nuda terra, usava legno duro come cuscino e portava un aspro cilicio ai fianchi. Digiunava tre volte a settimana, nutrendosi solo di pane e acqua. Era devotissima al Santissimo Sacramento e trascorreva lunghe ore in preghiera davanti all’altare, immersa in profonda meditazione.
Gesù ricompensò il suo amore con il dono dei miracoli. Una volta, quando i Saraceni tentarono di invadere il monastero, Chiara, sebbene malata, prese l’ostensorio e, portandosi alla finestra minacciata, tracciò un segno di croce sugli invasori, dicendo: «Ecco, o mio Signore, vuoi tu forse consegnare nelle mani dei pagani le tue inermi serve? Proteggile, ti prego!». Una voce dal Tabernacolo rispose: «Io vi custodirò sempre!». Una luce accecante investì gli assalitori, mentre una forza misteriosa rovesciava le scale e li respingeva.
Chiara era anche profondamente devota alla Passione di Cristo, che meditava con lacrime copiose. Da questa devozione nacque il suo amore per la povertà, tanto che rifiutò le proposte di Papa Gregorio IX di mitigare la sua austerità, ottenendo per sé e le sue suore il «privilegio della povertà».
Negli ultimi anni della sua vita, Chiara fu afflitta da continue malattie e sofferenze, ma con la preghiera ottenne una pazienza incrollabile, rimanendo sempre serena e contenta. Prima di morire, lasciò un testamento spirituale, esortando le sue figlie a fare della povertà la loro gloria e difesa. Morì a 60 anni, nel 1253, piena di meriti, consegnando la sua anima a Dio.
**Pratica**: Mettiamo tutta la nostra fiducia in Gesù Eucaristico, e saremo liberati da ogni male, specialmente dal peccato.
**Preghiera**: Esaudiscici, o Dio nostro Salvatore, affinché, come ci rallegriamo della festa della tua beata vergine Chiara, possiamo essere istruiti nella devozione.
**Martirologio Romano**: Memoria di santa Chiara, vergine, primo virgulto delle Povere Signore dell’Ordine dei Minori, che seguì san Francesco conducendo una vita aspra ma ricca di carità e pietà. Amante della povertà, non permise mai di esserne separata, neppure nell’estrema indigenza e infermità.
**Patrona della Televisione**: Una notte di Natale, mentre la comunità del convento si riuniva nella cappella, Chiara, malata, rimase nella sua cella. Triste per non poter partecipare, pregò il Bambino Gesù, che le concesse la grazia di vedere proiettate sulle pareti della cella le scene della celebrazione. Lo stesso dono mistico le permise di assistere ai funerali di san Francesco.
**Iconografia**: Santa Chiara è spesso raffigurata con il saio nero e marrone delle Clarisse, scalza o con sandali, un velo nero o bianco, e regge un giglio, simbolo di purezza, o un ostensorio, riferimento all’episodio dei Saraceni. Nel dipinto di Giovanni Battista Moroni (1548), è rappresentata con un ostensorio e un giglio. Altre opere, come quelle di Giotto (1317) o Domenico Fiasella (1667), la ritraggono mentre scaccia i Saraceni o in contemplazione con san Francesco.
La sua figura è un esempio di fede, povertà e devozione, che continua a ispirare i credenti di tutto il mondo.