Quando si dice che Eriberto fu consacrato Vescovo di Colonia nel 999, si è già detto molto. Era la vigilia dell’anno Mille, un periodo carico di timori per la presunta fine del mondo. Su quel momento di panico universale si è spesso esagerato, come se l’attesa di giorni apocalittici avesse da...
Quando si dice che Eriberto fu consacrato Vescovo di Colonia nel 999, si è già detto molto. Era la vigilia dell’anno Mille, un periodo carico di timori per la presunta fine del mondo. Su quel momento di panico universale si è spesso esagerato, come se l’attesa di giorni apocalittici avesse davvero paralizzato la vita del mondo. Basterebbe ricordare le parole di Carducci: «Le turbe raccolte intorno ai manieri feudali, accasciate e singhiozzanti nelle chiese tenebrose e nei chiostri, sparse con pallidi volti e sommessi mormorii per le piazze».
Oggi, i colori di quel momento storico si sono in parte schiariti, ma non abbastanza da trasformare le temute tenebre di una notte perpetua in un’alba di vita felice. Sta di fatto che l’Impero degli Ottoni, se non vacillava, era già turbato, specialmente in Italia, dal sorgere dei liberi comuni. I discendenti del primo grande Ottone scendevano in Italia per morirvi quasi tutti in giovane età.
Eriberto, nato a Worms da una famiglia nobile, si trovava al fianco di Ottone III quando il giovane Imperatore scese in Italia. Era il suo cancelliere, ma questo non lo rendeva un uomo politico: era un ecclesiastico, formatosi in un’Abbazia benedettina e già Preposto della Chiesa di Worms. Forse fu anche grazie a lui, oltre che alla madre di Ottone III, Teofania, che il giovane Imperatore mostrò una forte inclinazione per l’antica civiltà romana, che preferiva a quella tedesca. Ottone III pensò persino di fare di Roma la sede dell’Impero, contro il parere dei suoi orgogliosi compatrioti teutoni e dei gelosi romani.
Eriberto era al fianco di Ottone III quando, a Benevento, fu nominato Vescovo di Colonia. Mentre l’Imperatore rimaneva in Italia, dove sarebbe morto a soli ventidue anni, Eriberto risalì la penisola e attraversò la Germania per essere consacrato a Colonia nel 999. Iniziò così la sua opera di consolazione e conforto in un’epoca segnata dallo sgomento e dal terrore. Umile, dolce, affabile e sereno, sollevò le anime e guidò la diocesi con zelo e dedizione.
Egli stesso, per penitenza, portava costantemente il cilicio, ma non approvava che il terrore spingesse a forme troppo aspre di sacrificio. Il successore di Ottone III, Enrico, inizialmente non apprezzò le qualità di Eriberto. Tuttavia, riconoscendo il proprio errore, gli chiese pubblicamente perdono e lo volle come suo cancelliere.
Eriberto, però, si sentiva prima di tutto un pastore e un padre, un soccorritore di miserie morali e materiali. Pur avendo la possibilità di vivere nella Reggia Imperiale, si impegnò a visitare personalmente la sua diocesi, portando ovunque la serenità del suo spirito e la generosità del suo cuore. Durante una di queste visite pastorali, cadde ammalato e morì a Duitz il 15 marzo 1021.
**Martirologio Romano**: A Colonia in Germania, sant’Eriberto, vescovo, che, cancelliere dell’imperatore Ottone III, eletto contro il suo volere alla sede episcopale, illuminò incessantemente il clero e il popolo con l’esempio delle sue virtù, alle quali esortava nella predicazione.