Svolge la sua missione nella seconda metà dell'XI secolo a.C., durante il regno di Saul e i primi anni di quello di Davide. I diversi capitoli a lui dedicati lo presentano in ruoli molteplici: capo militare, giudice, veggente, sacerdote e profeta. In seguito, viene considerato un intercessore del p...
Svolge la sua missione nella seconda metà dell'XI secolo a.C., durante il regno di Saul e i primi anni di quello di Davide. I diversi capitoli a lui dedicati lo presentano in ruoli molteplici: capo militare, giudice, veggente, sacerdote e profeta. In seguito, viene considerato un intercessore del popolo, simile a Mosè, un uomo di preghiera come Aronne, e perfino un Levita, sebbene prevalga la sua natura di profeta. Le diverse tradizioni concordano nel descriverlo come un servitore disinteressato di Dio e del popolo.
Chiamato al ministero profetico, Samuele nasce in un contesto di amore matrimoniale così eccezionale da essere notato dalla Bibbia. Figlio di Elkana e Anna, quest’ultima lo ha richiesto incessantemente al Signore, al quale lo "cede" con il nome di Samuele, che significa "nome di Dio". La sua storia è assimilata a quella di Gedeone attraverso il genere letterario dell’"annuncio", che verrà utilizzato anche per l’Emmanuele, il Battista e Gesù.
Anna, seconda moglie di Elkana, era sterile e veniva derisa da Fenennah, la prima moglie, per questo motivo. La derisione la rendeva così triste da rifiutare il cibo. Elkana cercava di consolarla, ma Anna, senza rispondere, si recò al Tempio per pregare Dio. Fece una promessa: se avesse avuto un figlio, lo avrebbe dedicato al Signore per tutta la vita. Il sommo sacerdote Eli, vedendola pregare in silenzio, la scambiò per ubriaca, ma Anna gli spiegò la sua angoscia. Eli le augurò che la sua preghiera venisse esaudita. Rincuorata, Anna tornò a casa e poco dopo rimase incinta. Dopo aver partorito, decise di non andare subito al Tempio, ma pianificò di portare il figlio una volta svezzato per lasciarlo a Eli, affinché fosse allevato come un nazireo. In seguito, Anna cantò un inno di ringraziamento a Dio: «Il mio cuore giubila nel Signore, la mia fronte si erge nel Signore. La mia bocca si spalanca contro i miei nemici, poiché gioisco per la tua salvezza. Non vi è Santo come il Signore, né vi è roccia come il nostro Dio…».
Eli continuò a istruire Samuele, figlio di Anna. Quando Samuele udì Dio parlargli, inizialmente pensò che fosse Eli. Il vecchio sacerdote, che non aveva udito Dio chiamare Samuele, comprese infine la verità e gli insegnò come rispondere. A Samuele fu rivelato che la minaccia di Dio si sarebbe compiuta su Eli e sulla sua famiglia, e che nulla poteva evitarla. Eli insistette per conoscere tutta la verità, e Samuele gliela rivelò. Eli reagì con fede, affermando che Dio avrebbe fatto ciò che era meglio.
La madre, liberata dalla sterilità, preannuncia la futura liberazione del popolo dai Filistei, in conformità alla sua preghiera: «Il Signore solleva dalla polvere il misero e innalza il povero dall'immondizia». Samuele diventa profeta gradualmente, dopo cicli di formazione, come indicano le tre chiamate del racconto "pedagogico", segnando un passaggio nella concezione del profeta da uomo della visione a mediatore della Parola.
Samuele «non lasciò andare a vuoto una sola delle parole del Signore... e la parola di Samuele giunse a tutto Israele come parola del Signore». Egli trasmette ora un messaggio di giudizio contro la corrotta casa di Eli o verso Saul, ora è mediatore di una parola di luce, di esortazione, di liberazione. Samuele risulta coerente e disinteressato. Dopo l’istituzione del re come nuova guida, si ritira umilmente e chiede il giudizio popolare in relazione alla trasparenza del suo operato. Diventa la coscienza critica del re Saul, che offre un sacrificio compiendo un atto di insubordinazione. Accetta il pentimento sincero del popolo e non rifiuta la compagnia del gruppo estatico dei "profeti", senza lasciarsi coinvolgere nei loro gesti stravaganti.
Media il passaggio dalla giudicatura alla monarchia. «Giudice per tutto il tempo della sua vita», non è chiaro il ruolo avuto nell’istituzione della monarchia. Alcuni testi lo presentano decisamente contrario. Samuele giudica infatti un vero peccato la richiesta del popolo di avere un re, in quanto segno di un rifiuto della regalità divina, imitazione dell’idolatria degli altri popoli e rischio per la libertà e l’equa distribuzione dei beni, che si sarebbero concentrati nel potere di uno solo. Altri passi lo attestano favorevole, in quanto Samuele esegue un comando del Signore, ungendo Saul come "principe" e poi come "re", e ripetendo l’unzione per Davide. È probabile che Samuele abbia acconsentito e incoraggiato il graduale nascere della monarchia, vedendo in essa il rimedio provvidenziale contro i Filistei, collaborando così al sorgere di quel messianismo regale, sottolineato da Isaia e dai salmi regali, e pienamente realizzato in Cristo.
Samuele viene ricordato il 20 agosto nei martirologi occidentali e nei sinassari bizantini. L’iconografia riprende alcuni episodi della sua vita: la sua consacrazione al tempo di Silo, il sacrificio dell’agnello per salvare Israele contro i Filistei e l’unzione di Davide. Nel Martirologio Romano si legge: «Commemorazione di san Samuele, profeta, che, chiamato da Dio fin da piccolo e divenuto poi giudice in Israele, unse, per ordine del Signore, Saul re sul suo popolo; e dopo che Dio ebbe ripudiato costui per la sua infedeltà, diede l’unzione regale anche a Davide, dalla cui stirpe sarebbe nato Cristo».