È il Santo che pose tutta la sua vasta erudizione a servizio della Sacra Scrittura. Nacque nel 347 a Stridone, in Dalmazia, da una famiglia patrizia e cristiana. Giovane di natura irrequieta, si trasferì a Roma per approfondire gli studi, verso i quali sentiva una forte attrazione. Nonostante foss...
È il Santo che pose tutta la sua vasta erudizione a servizio della Sacra Scrittura. Nacque nel 347 a Stridone, in Dalmazia, da una famiglia patrizia e cristiana. Giovane di natura irrequieta, si trasferì a Roma per approfondire gli studi, verso i quali sentiva una forte attrazione. Nonostante fosse un cattolico praticante, si lasciò affascinare dallo studio dei classici pagani, per i quali nutriva grande venerazione. Amante della cultura, viaggiò nelle Gallie, a Costantinopoli, ad Antiochia e in altri luoghi, apprendendo il greco, il latino, l'ebraico, il siriaco e il caldaico.
Papa Damaso gli chiese di tradurre in latino il Vecchio Testamento e di rivedere il Nuovo. Girolamo accettò questo arduo compito e, per portarlo a termine nel migliore dei modi, decise di stabilirsi in Giudea. Si trasferì a Betlemme, in una grotta vicina a quella dove nacque il Salvatore, e lì consacrò tutta la sua vita e la sua vasta erudizione alla traduzione e al commento delle Sacre Scritture.
Tentato più volte di abbandonare l'impresa e la solitudine, riuscì a vincere queste tentazioni attraverso prolungati digiuni, assidua preghiera e penitenze corporali. Scrisse in seguito: «Roma conservi per sé i suoi tumulti, scorra il sangue nelle sue arene, risuoni il circo delle grida insensate, siano pieni di lussuria i suoi teatri... Qui noi pensiamo solo a quanto sia salutare rimanere uniti con Dio e a mettere in Lui tutta la nostra speranza, affinché un giorno possiamo scambiare la nostra povertà con il regno dei cieli».
Il rigore morale di Girolamo lo portò a sostenere con forza l'introduzione del celibato ecclesiastico e a combattere il fenomeno delle cosiddette agapete, vergini cristiane che consacravano la propria vita a Dio con un voto di castità e conducevano una vita in comune. Questa posizione non era ben vista da gran parte del clero, schierato su posizioni giovinianiste. In una lettera a Eustochio, Girolamo si espresse duramente contro le agapete: «Oh vergogna, oh infamia! Cosa orrida, ma vera! Donde viene alla Chiesa questa peste delle agapete? Donde queste mogli senza marito? E donde, in fine, questa nuova specie di puttaneggio?».
Nonostante le difficoltà e le critiche, Girolamo portò a termine il monumentale lavoro di traduzione della Sacra Scrittura. I dotti del tempo considerarono la sua opera un prodigio, e ancora oggi la traduzione di San Girolamo è ufficiale nella Chiesa. Combatté con vigore tutti coloro che snaturavano il dogma o seminavano divisioni nel gregge di Cristo, come testimoniano le sue lettere immortali. Anche se infermo e ridotto a pelle e ossa, non risparmiò alcuna mortificazione al suo corpo, ripetendo che intendeva consumare il sacrificio della sua vita sulla vetta del Golgota.
Morì nel Signore il 30 settembre 420, dopo una lunga vita di lotta, lavoro e preghiera. La Chiesa riconobbe in lui uno dei più fermi e sicuri testimoni della verità e gli conferì l'aureola dei Dottori.
**Pratica**: Procuratevi una copia del Santo Vangelo e leggetelo.
**Preghiera**: O Dio, che ti sei degnato di provvedere la tua Chiesa del beato Girolamo, confessore e Dottore Sommo nell'esporre le Sacre Scritture, fa', ti preghiamo, che per sua intercessione e con il tuo aiuto possiamo praticare ciò che egli insegnò con la parola e con l'esempio.
**Martirologio Romano**: Memoria di san Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa. Nato in Dalmazia, nell'odierna Croazia, uomo di grande cultura letteraria, compì a Roma tutti gli studi e qui fu battezzato. Rapito poi dal fascino di una vita di contemplazione, abbracciò la vita ascetica e, recatosi in Oriente, fu ordinato sacerdote. Tornato a Roma, divenne segretario di papa Damaso e, stabilitosi poi a Betlemme di Giuda, si ritirò a vita monastica. Fu dottore insigne nel tradurre e spiegare le Sacre Scritture e partecipò in modo mirabile alle varie necessità della Chiesa. Giunto infine a un'età avanzata, riposò in pace.
**La Vulgata**: La Vulgata fu la prima traduzione completa della Bibbia in latino, realizzata da Girolamo su incarico di papa Damaso I a partire dal 382. Girolamo iniziò rivedendo la traduzione dei Vangeli e, dal 390, si dedicò all'Antico Testamento in ebraico, completando l'opera in 23 anni. Nel suo lavoro, confrontava il testo ebraico della Genesi con la traduzione latina precedente e con la versione greca della LXX per giustificare le sue scelte. La Vulgata fu la base delle traduzioni bibliche fino al XX secolo e venne utilizzata per le letture della Messa tridentina.
Girolamo, pur essendo un grande studioso del latino e del greco, apprese l'ebraico durante la sua permanenza a Betlemme. Adottò un approccio moderno alla traduzione, che sollevò critiche tra i suoi contemporanei. In una lettera a Pammachio, affermò: «Non rendo la parola con la parola, ma il senso con il senso», seguendo l'insegnamento di Cicerone e Orazio, che sostenevano di non tradurre parola per parola, ma di mantenere il senso del testo originale. Nonostante il suo orgoglio per questo metodo, Girolamo visse il conflitto tipico degli umanisti medievali, diviso tra l'amore per la letteratura e l'amore per Dio. In una lettera a Magnum, risolse questo contrasto sostenendo che i testi classici potevano essere utilizzati come strumenti, citando l'esempio biblico di Davide che uccise Golia con la sua stessa arma.
**San Girolamo e il leone**: Un giorno, un leone ferito si presentò nel monastero di San Girolamo. I confratelli fuggirono spaventati, ma San Girolamo lo accolse con coraggio. Ordinò ai monaci di lavare e curare le zampe del leone, scoprendo che erano state dilaniate dai rovi. Quando il leone guarì, rimase nel monastero, dove i monaci lo incaricarono di custodire l'asino del convento. Un giorno, mentre l'asino pascolava, il leone si addormentò e alcuni mercanti approfittarono per rubarlo. Al rientro, il leone fu accusato di aver divorato l'asino e gli furono affidati tutti i lavori che normalmente svolgeva l'animale.
Tempo dopo, il leone incontrò la carovana dei mercanti che avevano rubato l'asino e riconobbe il ciuco. Si precipitò verso di loro, ruggendo terribilmente e mettendoli in fuga. Poi condusse l'asino e i cammelli, carichi di merce, al convento. I mercanti tornarono a chiedere perdono a San Girolamo, che li perdonò e restituì loro le mercanzie, raccomandando di non rubare più le proprietà altrui.