«Figlioli... tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: questa è la carezza del papa. Troverete, forse, qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Dite che il papa è con loro...».
Era una tiepida serata d’autunno quando Giovanni XXI...
«Figlioli... tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: questa è la carezza del papa. Troverete, forse, qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Dite che il papa è con loro...».
Era una tiepida serata d’autunno quando Giovanni XXIII congedava la folla accorsa in piazza San Pietro per celebrare l’avvio del Concilio Vaticano II, l’11 ottobre 1962. Quelle parole, intrise di umanità e poesia, commossero il mondo e furono il miglior preludio di una grande assise ecumenica destinata a rinnovare profondamente la Chiesa. Come scrisse François Mauriac, Giovanni XXIII fu il papa che gettò «un ponte sui nove secoli che ci dividono dai cristiani dell’Oriente e sui quattro che ci separano dai fratelli dell’Occidente». Fu il papa del dialogo, delle aperture, delle audaci novità che in pochi anni avvicinarono la Chiesa al mondo moderno.
Quando fu eletto, ormai prossimo agli ottant’anni, molti pensarono che sarebbe stato un papa di transizione, per permettere alla Chiesa di riordinare le idee di fronte alle sfide della società. Invece, il suo pontificato, seppur breve, fu tra i più significativi e incisivi.
L’idea di diventare papa non l’aveva mai sfiorato. Quando, il 12 ottobre 1958, lasciò Venezia per andare a Roma a eleggere il successore di Pio XII, era certo che a Venezia, la città del santo papa Pio X, si sarebbe conclusa la sua vita.
Giovanni XXIII, al secolo Angelo Giuseppe Roncalli, nacque a Sotto il Monte, un piccolo paese del bergamasco, il 25 novembre 1881. Cresciuto in una famiglia contadina, fu educato alla povertà contenta e benedetta, alternando lavoro e preghiera. Sentì presto il desiderio di consacrare la propria vita a Dio, per servire gli altri nella carità. Dopo gli studi in seminario, fu ordinato sacerdote il 10 agosto 1904.
Invece di diventare curato di campagna, come avrebbe desiderato, fu nominato segretario del vescovo di Bergamo, monsignor Radini Tedeschi, al fianco del quale rimase per dieci anni. Durante la prima guerra mondiale, servì come sergente di sanità e cappellano militare. Dopo la morte del vescovo, fu chiamato a Roma, dove iniziò una lunga carriera diplomatica che lo portò in Bulgaria, Turchia, Grecia e infine a Parigi come nunzio apostolico.
Il suo spirito ecumenico si formò proprio in questi anni, attraverso il dialogo con le Chiese ortodosse. Spesso, i suoi incontri con i vescovi ortodossi si concludevano con un abbraccio, a suggellare un’amicizia che cancellava secoli di divisioni. Fu il primo dignitario della Chiesa cattolica a visitare il monastero del Monte Athos in Grecia, un luogo fino ad allora inaccessibile ai cattolici.
Eletto papa il 28 ottobre 1958, scelse il nome Giovanni, «un nome dolce e nello stesso tempo solenne». Il suo pontificato, durato cinque anni, fu segnato da umiltà, bontà e apertura al dialogo. Il suo stile accattivante e il suo ottimismo lo resero il «papa buono», amato da tutti.
Uno dei momenti più celebri del suo pontificato fu il cosiddetto «Discorso della Luna», pronunciato l’11 ottobre 1962 dalla finestra del Palazzo Apostolico. Rivolgendosi alla folla riunita in piazza San Pietro, disse: «Cari figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero». Poi, guardando la luna, aggiunse: «Si direbbe che persino la Luna si è affrettata, stasera, a guardare a questo spettacolo».
Giovanni XXIII morì il 3 giugno 1963, lasciando un’eredità di pace e dialogo. Fu proclamato beato da Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000 e canonizzato da Papa Francesco il 27 aprile 2014.
Il suo messaggio di umiltà, carità e apertura al mondo rimane una luce per la Chiesa e per l’umanità. Come scrisse nel suo diario: «Nella volontà di Dio sta la nostra pace».