Bernardino Realino nacque a Carpi, una graziosa cittadina del Modenese, nel 1530, da Francesco Realino ed Elisabetta Bellentoni. La madre si impegnò a garantirgli una solida educazione, insegnandogli fin da piccolo a recitare il Rosario. Sin dalla giovinezza, Bernardino dimostrò un ingegno vivace ...
Bernardino Realino nacque a Carpi, una graziosa cittadina del Modenese, nel 1530, da Francesco Realino ed Elisabetta Bellentoni. La madre si impegnò a garantirgli una solida educazione, insegnandogli fin da piccolo a recitare il Rosario. Sin dalla giovinezza, Bernardino dimostrò un ingegno vivace e un cuore generoso. Durante gli studi a Modena, ebbe la prima amara esperienza della corruzione dell’ambiente studentesco. Rischiava di adeguarsi alla condotta dei compagni, ma se ne accorse in tempo e riuscì a resistere.
Successivamente, si trasferì all’Università di Bologna per studiare medicina. Tuttavia, per assecondare il desiderio di Cloride, la donna che amava, abbandonò la medicina per dedicarsi alla giurisprudenza. Fu proprio alla fine di questo periodo che accadde un episodio che segnò profondamente Bernardino. Durante un acceso confronto con un certo Galli, che aveva commesso un’ingiustizia contro la sua famiglia, Bernardino, accecato dalla rabbia, estrasse la spada e lo colpì alla fronte, senza però ucciderlo.
Già in giovane età, Bernardino era considerato un umanista di grande cultura e talento, tanto da essere elogiato come un “raro ingegno in giovanile etade”. Era un uomo che guardava oltre le cose terrene, nutrendo ideali elevati. Dopo aver completato gli studi e ottenuto la laurea in giurisprudenza, ricoprì il ruolo di podestà a Felizzano, Cassine e Castelleone, guadagnandosi il rispetto e l’affetto della gente per la sua onestà e carità. Durante il suo governo a Cassine, rimase profondamente colpito dalle difficoltà economiche e morali del popolo, al punto da perdere l’appetito e il sonno, allontanandosi dagli amici e provando disgusto per la vita. Fu in quel periodo che maturò in lui la vocazione religiosa.
A Napoli, una predica di un gesuita zelante lo colpì profondamente, rivelandogli chiaramente la chiamata divina. Decise così di entrare nella Compagnia di Gesù, nonostante i momenti di esitazione causati dall’amore per il padre. Il 24 maggio 1567, salì all’altare e divenne sacerdote. La sua fama di santità si diffuse rapidamente a Napoli, dove era costantemente impegnato nel ministero sacerdotale. Trasferito a Lecce, fu presto riconosciuto dal popolo come un sacerdote zelante e ricco di carità. Si dedicò con particolare attenzione alle classi più umili e sofferenti, arrivando a occuparsi persino degli schiavi turchi sulle galere.
Nella maturità e nella vecchiaia, Bernardino mantenne una devozione profonda e infantile verso la Madonna, che caratterizzò la sua spiritualità. Con Maria e per Maria, guadagnò molte anime a Dio. Tra i suoi insegnamenti sulla devozione mariana, sosteneva che era una vergogna per una donna perbene non trovare il tempo di recitare il Rosario tre volte alla settimana in onore della Madonna. I magistrati di Lecce si recarono un giorno alla Casa dei Gesuiti per chiedere a Bernardino, ormai anziano e quasi paralizzato, di accettare l’onore di essere il patrono della città in Paradiso. Morì il 2 luglio 1616, all’età di 86 anni.
**Pratica**: Impariamo a vivere le vicende di questo mondo senza lasciarci sopraffare dal suo spirito.
**Preghiera**: Concedici, o Dio onnipotente, che dopo aver ammirato gli esempi di carità, amore e pietà di San Bernardino, possiamo essere vivificati dalla stessa carità, amore e pietà che elevano i cuori verso il cielo, dove speriamo di giungere per la tua misericordia.
**Martirologio Romano**: A Lecce, san Bernardino Realino, sacerdote della Compagnia di Gesù, che rifulse per carità e bontà. Rinunciò agli onori mondani per dedicarsi alla cura pastorale dei prigionieri e degli infermi, e al ministero della parola e della penitenza.