Santa Balbina è una delle figure più delicate nella storia della santità femminile. Oggi la celebriamo, come abbiamo accennato ieri parlando di suo padre, Quirino, il tribuno giustiziato sotto l’imperatore Adriano. Quirino fu condannato per aver rinunciato al suo ruolo di soldato, preferendo la...
Santa Balbina è una delle figure più delicate nella storia della santità femminile. Oggi la celebriamo, come abbiamo accennato ieri parlando di suo padre, Quirino, il tribuno giustiziato sotto l’imperatore Adriano. Quirino fu condannato per aver rinunciato al suo ruolo di soldato, preferendo la conversione al cristianesimo. Insieme a lui, fu decapitata anche la giovane Balbina, descritta come una trepida fidanzata di Gesù. Sul luogo del suo martirio, nel V secolo, sorse una piccola chiesa a lei dedicata, che ancora oggi è visibile a Roma, vicino ai maestosi ruderi delle Terme di Caracalla, lungo la Passeggiata Archeologica.
Oggi, però, vogliamo parlare di un altro santo celebrato in questa data: San Beniamino, unico nel suo nome, vissuto in Persia intorno al 400 d.C. In quel periodo, il re persiano Isdeberge, adoratore del fuoco e del sole, perseguitava i cristiani. Il diacono Beniamino fu imprigionato per due anni, probabilmente a causa della sua importanza e popolarità. Tanto che l’ambasciatore dell’imperatore romano Teodosio, durante i negoziati per un trattato di pace con il re persiano, chiese esplicitamente la sua liberazione.
Isdeberge, tuttavia, pose una condizione: avrebbe rilasciato Beniamino solo se questi avesse smesso di diffondere il cristianesimo tra i persiani. Al diacono fu presentata questa proposta, ma la sua risposta, riportata dai Martirologi, fu chiara e coraggiosa: «Non posso chiudere agli uomini le fonti della Grazia del mio Dio. Finché sarà in mio potere, illuminerò coloro che sono ciechi, mostrando loro la luce della verità. Non farlo significherebbe incorrere nei castighi riservati a chi nasconde i talenti del proprio padrone». Con queste parole, Beniamino si riferiva alla parabola evangelica dei talenti, sottolineando che ogni cristiano è chiamato a far fruttare il dono della verità, donandolo e insegnandolo agli altri.
Nonostante la sua fermezza, Beniamino fu liberato grazie alle pressioni dell’ambasciatore romano. Tuttavia, il fervente diacono non perse tempo: riprese immediatamente a predicare e battezzare, convertendo molti adoratori del fuoco. Il re persiano, libero dalla parola data, lo fece catturare nuovamente e gli impose di rinnegare la fede, sacrificando al simulacro del sole.
Mentre i romani giustiziavano i condannati con la decapitazione, considerata una forma di esecuzione quasi nobile, i persiani erano noti per i loro supplizi crudeli e raffinati. A San Beniamino fu riservato un destino atroce: il suo corpo fu trafitto da spilloni. Il santo accettò questo martirio con coraggio, preferendolo ai castighi riservati a chi nasconde i talenti della verità.
Come riporta il Martirologio Romano, San Beniamino subì il martirio nella località di Argol, in Persia, durante il regno di Vararane V. Il suo sacrificio, avvenuto con canne acuminate conficcate nelle unghie, rimane un esempio di fedeltà incrollabile alla fede e alla missione di diffondere la luce della verità.